La generazione del dialogo
A Borgo La Bagnaia i giovani vincitori. «Agire guardando ai grandi valori»

IL FINALE è stato quello consueto dei premi culturali: flash dei fotografi, applausi dei presenti, commozione in sala. D’inconsueto il fatto che sul palco, a ritirare il premio, non c’era un volto noto da copertina di settimanale, ma una classe. Sì, una classe di ragazzi.

Per l’esattezza la IV M dell’istituto Cesare Arzelà di Sarzana. Erano stati loro, con il tema «Zibaldone di pensieri», a spuntarla alla fine sui ragazzi toscani della I B dell’istituto Leonardo da Vinci di Firenze e su quelli lombardi del Liceo San Giuseppe di Vigevano.
Le prime tre classi delle novemila che avevano aderito all’iniziativa promossa dall’Osservatorio Permanente Giovani-Editori insieme all’Associazione Culturale Attilio Monti.
Ovvero: quella di scrivere un elaborato sul delicato tema dell’educazione al dialogo e al confronto e, con questo, partecipare al concorso che avrebbe premiato alla fine il miglior componimento.

ECCOLA, dunque, la grande novità dell’edizione 2008 del "Premio Arte e Cultura-La Bagnaia" dedicato alla figura dello scomparso Attilio Monti. Non un premio a un personaggio ma il riconoscimento a una classe di studenti per il valore di un’idea, un tributo all’etica del confronto. Cosa questa che sarebbe piaciuta, e pure parecchio, al vecchio Cavaliere del Lavoro, capace, con le soli armi della tenacia e della fantasia, di mettere insieme un colosso economico del quale anche questo giornale oggi fa parte.
«Un grande italiano più che un grande imprenditore», come è stato ricordato.
Così ieri sera, nello scenario naturale del Borgo della Bagnaia alle porte di Siena, è stata proprio la figlia di Attilio, Marisa Monti Riffeser, presidente di Poligrafici Editoriale, a consegnare il premio nelle mani dei ragazzi liguri per la loro capacità di interpretare su un foglio il rispetto della diversità. Un momento significativo: «Mio padre— ha detto commossa sul palco Marisa Monti Riffeser — era un uomo che mi ha insegnato come nella vita si debba sempre agire guardando all’altruismo e ai grandi valori.
E' un Insegnamento che ancora oggi mi aiuta. Non può che aiutare anche voi». Con lei sul palco, c’erano anche il giornalista Bruno Vespa («Sono un socio fondatore di questa avventura»), il Rettore della Pontificia Università Lateranense, Monsignor Rino Fisichella, e il Presidente dell’Osservatorio Giovani Editori Andrea Ceccherini che dell’iniziativa è stato uno dei motori («I panzer tedeschi sono fatti di latta rispetto al carattere di Ceccherini», ha chiosato sorridendo Vespa).

E’ stato proprio Ceccherini, dunque, a ribadire il valore dell’iniziativa messa in piedi in questi anni dall’Osservatorio, attraverso la quale si è realizzato il concorso. Ovvero: l’aver fatto introdurre nelle scuole di mezza Italia, un’ora di lezione settimanale dedicata alla lettura di almeno tre quotidiani. «In questo modo — ha spiegato Ceccherini — noi facciamo conoscere ai ragazzi attraverso i giornali la nostra storia e, allo stesso tempo, li invitiamo a non fidarsi dei quotidiani, ad essere diffidenti, a chiedersi sempre il perché». A Bruno Vespa e a Monsignor Fisichella era invece toccato il compito di arricchire la giornata prima della cerimonia finale con un dibattito davanti a 230 studenti, arrivati alla Bagnaia in rappresentanza simbolica del milione e mezzo che ha partecipato all’iniziativa del Quotidiano in Classe.

UN DIBATTITO serrato, sui Grandi Valori che costituiscono le fondamenta di una civiltà, ma con fughe ricorrenti nell’attualità. Dall’esigenza di un rinnovamento della politica, sollecitato a suo modo dallo stesso pontefice Benedetto XVI («Questo Paese—ha ribadito con forza Monsignor Fisichella incalzato dalle domande di Vespa — ha bisogno di una nuova classe dirigente non solo politica, ma anche imprenditoriale, sindacale, della scuola e anche della Chiesa») ai recenti casi sulla «morte dolce», innescati dalle vicende di Piergiorgio Welby ed Eluana Englaro («In ogni Paese civile esiste un diritto alla vita, non un diritto alla morte. Nessuno Stato può aiutare ad uccidere).

Proprio per questo lo stesso Fisichella ha invocato sulla materia un pronunciamento al più presto del Parlamento, «magari con il consenso più ampio possibile ».
A dire, in sostanza, che su temi delicati come questo è necessario e doveroso che sia la politica a decidere e non certo un giudice. Come dargli torto?