CLAUDIO BAGLIONI
"Le righe devono crescere ancora"

Il cantautore romano presente come fondatore e promotore della Fondazione O’Scia, che si occupa di sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema dell’immigrazione e sulla delicata situazione delle isole Pelagiche

La Bagnaia (Siena), 25 maggio 2007 - Vestito di bianco dalla testa ai piedi, scarpe e cravatta comprese: Claudio Baglioni si presenta così all’intervista coi giovani del convegno ‘Crescere fra le righe’, come fondatore e promotore della Fondazione O’Scia, che si occupa di sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema dell’immigrazione e sulla delicata situazione delle isole Pelagiche, crocevia delle rotte dei disperati dei Mediterraneo.

E’ dalla musica come strumento di interazione, di conoscenza reciproca che partono molte domande dei giovani, ma Baglioni spiega anche il senso della sua presenza in un convegno dedicato alla lettura (“Crescere fra le righe”): “Ci sono righe anche nella mia vita: quelle del pentagramma, e prima ancora quelle dell’architetto. Rispetto tantissimo chi fa il giornalista, perché scrivo tantissimo anch’io e capisco quanta è la fatica dell’esattezza delle parole. Si chiede tantissimo ai giornalisti, ma le righe devono crescere ancora”.

Baglioni parla, ma sa che tutti aspettano quello che accadrà in serata, ovvero il suo concerto: “Alla fine qualcuno deve cantare - scherza - e hanno sorteggiato me…”, dice mentre Beppe Severgnini, che conduce gli incontri promette per la serata un suonatissimo coro di direttori e amministratori delegati. E Baglioni chiude con una citazione colta, da uno dei must letterari di tante giovani generazioni l’Antologia di Spoon River, l’epitaffio del suonatore Jones: “E se la gente sa che sa suonare, poi ti tocca suonare per tutta la vita”.

In sala stampa, Baglioni parla del suo futuro immediato, a partire dallo stop al grandi eventi di piazza: “Faccio grandi concerti dall’81 – spiega il cantante – e ritengo che si sia raschiato un po’ il fondo del barile in questa modalità di approcciarsi al pubblico”.

Per lui prossimamente un mese di tournèe in America, poi a novembre la sala d’incisione per il nuovo album. E la tv? Un’idea sempre aperta, ma difficilmente concretizzabile: “Bisogna sempre tornare sul luogo del delitto - dice - ma è un campo minato. E’ più facile - scherza - lavorare a Bagdhad”. Lui sarebbe pronto a tornare e le richieste per uno show in grande stile non gli mancano: “Propongo 5-6 idee e si spaventano…”. La sua ricetta per fare televisione è comunque chiara: “Serve essere molto semplici, e avere pochi funzionari addosso”.

Un musicista come Baglioni, il primo in Italia a fare un disco scaricabile da Internet, non può non parlare di musica e Rete: “Internet ha dato l’ultima spallata all’industria discografica, che comunque sarebbe caduta da sola. Ma scaricare musica illegalmente è un reato che danneggia tutti, non solo i musicisti”. Una parola anche sull’atteggiamento degli artisti verso la rete: “I veterani dovrebbero avere più coraggio, hanno più potere contrattuale per dettare le condizioni”. E sul futuro dice: “Ci sarà un alternarsi di reale e di virtuale. Certo io non rinuncerei mai alla piazza.”

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